Real Madrid, il feticcio del platoon system

Pubblicato: 05/04/2012 in FIBA
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Un concetto preconfezionato che sta emergendo nel pur competitivo panorama delle banalita’ sportive e’ “Preferisco avere problemi di abbondanza: dover scegliere uno tra X e Y e’ un problema che vorrebbero avere molti allenatori”.

La realta’ e’ che avere due giocatori che fanno scopa e’ una situazione molto complicata da gestire,  e che un’elevata qualita’ di entrambi i contendenti puo’ ulteriormente aggravare l’assunto anziche’ renderlo un male minore.

Ieri sera il Real Madrid ha scialacquato una cospicua dote nell’ultimo periodo el perso il clasico in casa del Barcellona.  Un Tomic dominante nel primo tempo e’ stato colpevolmente dimenticato nella ripresa; alcune folate di Carroll hanno reso evidente quanto sia sprecato nel suo ruolo di semplice giocatore di rottura;  nel complesso, in una partita persa di 3 il trend sinusoidale dei plus-minus degli 11 (undici!) Blancos scesi in campo, dal +14 di Tomic fino al -13 di Begic, e’ perlomeno sospetto.

Tutto cio’ ha contribuito a rinforzare una sensazione che mi balena nella mente da tempo:  avere una rotazione solidificata di 8 buoni giocatori  e’ piu’ auspicabile di una fatta 10 buoni interpreti senza una vera gerarchia di minutaggio.

Il Platoon System, ovvero una folta rotazione giocatori fondata sul talento equamente diffuso dei giocatori stessi, e’ una filosofia affascinante ma non vincente. La decisione salomonica e’ passibile di diventare una non-decisione: una rotazione a 10 effettivi rischia di privare una squadra di una identita’ tattica imprescindibile quando la partita o la stagione viene al sodo. Giocare poco risulta comunque indigesto, poco importa se tutti sono sulla stessa barca. La competizione tra compagni e’ piu’ sana se alla fine chi rende di piu’ viene remunerato con minutaggio maggiore.

Il Real Madrid di quest’anno semplicemente esagera, avendo due giocatori per ogni ruolo che si giocano alla pari i minuti di volta in volta: il follletto razzente Llull si divide il playmaking con il genietto Sergio Rodriguez; Pocius e Carroll si alternano nel riempire il back-court; Suarez e Singler sono i “3 e mezzo”; Mirotic e’ l’astro nascente nel ruolo di 4 (Euroleague rising star del 2011-2012) ma se la deve vedere con Velickovic, che astro nascente lo era fino all’altro ieri (Euroleague rising star del 2008/2009), e con il capitano-bandiera Felipe Reyes; la quercia Slovena Begic e la betulla fatata Tomic sono le pertiche che presidiano l’area a fasi alterne. Come se non bastasse, tranne i due centri, ogni altro giocatore  viene impiegato in almeno due ruoli.

Fanno 11 ottimi giocatori, che si devono dividere i mai cosi’ scarsi 200 minuti. Tutti troppo forti per avere titolari fissi o gerarchie strutturate. O forse sarebbe piu’ giusto dire: troppi e basta.

 

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