I grandi che non sanno diventare grandi

Pubblicato: 12/20/2011 in NBA
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Cosa hanno in comune Cristiano Doni e Kevin Garnett? Probabilmente nulla, se non il fatto di avermi suscitato  la stessa riflessione nel giro di poche ore e indurmi a credere che il talento sportivo non corrisponda necessariamente alla capacita’ di “stare in campo”, qualunque esso sia.

Di Doni sono pieni i giornali: ex nazionale, ex capitano, ex (?) idolo che si fa strumento di una serie di truffe artigianali per truccare il giochino calcio. I testi delle intercettazioni telefoniche sono teneramente patetici: la traslitterazione delle conversazioni trai collusi fa risaltare la pochezza intellettuale di questi professionisti del pallone, che si esprimono come adolescenti sbruffoni ed ignoranti.  L’ordine impartito da Doni al complice di parlare in falsetto per non farsi riconoscere dagli intercettari, conferisce un’aurea tragicomica alla sua condotta criminale e lascia ulteriormente perplessi. Oggi un mio amico che milita nel campionato amatoriale romagnolo, dall’alto del suo ruolo di “insider” del mondo del calcio (!), mi ha confidato a malincuore: “E’ cosi’, anche noi l’anno scorso al torneo di Cannuzzo abbiam scoperto che era tutto stabilito”.  Tutto il calcio e’ paese, e a quanto pare molti presunti grandi non hanno mai veramente imparato il valore del campo, che sia quello del Maracana’ di  Cannuzzo o quello di uno stadio della serie A.

Di Kevin Garnett che tenta di disturbare  gli avversari dimenandosi come uno scimmione se ne parla troppo poco invece. Forse e’ l’ennesima declinazione dello star-system NBA, e l’aura di grandezza che avvolge KG lo preclude dalla stigmatizzazione che  non verrebbe risparmiata ad un giocatore di minor blasone.  Come e’ possibile che un califfo che calca i palcoscenici piu’ importanti del mondo da quando ha 18 anni, si renda protagonista di comportamenti cosi’ antisportivi, offensivi e degradanti (qui la lista completa delle nefandezze e la grande non-reazione del Mago)? Non si tiri in ballo agonismo ed intensita’, la questione riguarda un aspetto che li trascende ed e’ alla base di tutto, ovvero il rispetto di avversario e gioco. Mi verrebbe da dire che Garnett si e’ comportato come un giocatore UISP  ma sarebbe un grave errore. Come a significare che  la scorrettezza sia un marchio di fabbrica di chi non ha il talento sufficiente per scalare categorie e si deve quindi arrangiare con mezzi illeciti. Al contrario, la realta’ che gente come Garnett ci insegna e’ che si puo’ diventare grandi giocatori rimanendo piccoli uomini di sport.

commenti
  1. Mattia scrive:

    Cello con tutto il rispetto..però non penso che KG lo faccia per non rispettare l’avversario,bensì per intimidirlo.Garnett è sempre stato un giocatore come dico io ”di spirito”.Da un giocatore come lui ce lo si può sempre aspettare!

    • hoopaddicted scrive:

      Il suo fine e’ certamente quello di intimidire, ma il suo mezzo e’ altrettanto certamente un comportamento irrispettoso. La scorrettezza non deve essere confusa con l’intensita’ o lo “spirito”.

      E poi ripeto: se la scena fosse avvenuta a parti invertite (con un Bargnani od un Calderon della situazione ad irretire un Garnett) come sarebbe stato interpretato tale comportamento da arbitri, critica e dal Garnett stesso?

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