Esodo overseas e scelte amletiche: la calda estate del basket..senza basket

Pubblicato: 08/21/2011 in FIBA, NBA
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Anziche’ annichilire l’attivismo del mondo cestofilio, l’imminente lock-out e lo spauracchio di una stagione senza basket Nba stanno (sorprendentemente?) tenendo la fiamma cestistica accesa come non mai. Voci e notizie di giocatori NBA che preparano armi e bagagli  verso campionati overseas (forse piu’ bagagli che armi) si susseguono quotidianamente, tanto che fare una lista di emigranti mi risulta un esercizio pedissequo che lascio volentieri ad altri. Anche perche’, schiussate se me la tiro, avevo gia’ affrontato in tempi non sospetti molti dei casi caldi di cui ora si fa un gran parlare.

Planking in LA, perche' no?

Tuttavia, c’e’ una honorable mention per cui mi sento di fare uno strappo alla regola: come sarebbe a dire che Ron Artest va a giocare nei Chester Lions in Inghilterra perche’ gli risulta comodo per girare delle puntate della sit-com in cui recitera’? E soprattutto: come sarebbe a dire che ora si chiama “Metta World Peace”? La risposta e’ ovvia (!) e ce la da proprio lui: il nome, che comparira’ sulla casacca di gioco, e’ stato scelto in modo tale che nessun tifoso avversario d’ora in poi potra’ dileggiarlo con frasi tipo “I hate world peace” o “World Peace sucks”. Maestro. Grazie.

Oltre ai rumors di rurors di mercato, nella blogosfera della stagione cestistica senza basket giocato (amichevoli pre-Europeo a parte), da pochi giorni a questa parte e’ nato un interessantissimo e nobile dibattito che vale la pena di non lasciare sommergere da notizie ed articoli piu’ faceti. Jorge Sierra, blogger mai banale ed estremamente competente, ha argomentato su ESPN che la Spagna di Pau Gasol e’ la piu’ forte nazionale non-americana di sempre. Andrew Bogut dei Bucks, australiano naturalizzato in cui sorre sangue ed animo croato, si e’ permesso di dissentire via twitter facendo notare che “la Jugoslavia di fine anni 80 potrebbe non essere d’accordo”. Ne e’ nata una sfida intergenerazionale ed immaginifica. Entrambe le scuole di pensiero hanno validissimi argomenti e dati a supporto (vedere quest’altro post in inglese per credere) che non fanno altro che sublimare il dilemma: la cosiddetta generación de oro di Pau Gasol, Navarro, Felipe, Calderon, Raul Lopez supportata progressivamente da nuove altrettanto valide leve  come Marc Gasol, Rudy, Lull, Rubio oppure il Dream Team balcanico di Petrovic, Divac, Kukoc, Radja, Danilovic, Paspalj, Vrankovic, Djordjevic ?

Per cercare di farmi un’opinione con cognizione di causa, sono andato a spulciare vecchi video su youtube ed articoli di archivio . Che meraviglia. Come scegliere tra tanto ben di dio e soprattutto come comparare due squadre appartenenti a contesti cestistici totalmente diversi? Questi dibatti di fantabasket sono fatti per non avere una risoluzione. E’ per questo che li adoro. Io dico Yugoslavia fine anni 80-inizio 90, e corro a riguardare quel capolavoro che e’ “Once Brothers”. Voi? Idee migliori?

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