I dolori del giovane Ricky

Pubblicato: 06/15/2011 in FIBA, NBA
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Si fa un gran parlare di campioni over 30 che hanno inseguito una vittoria per una intera vita e che ora, dopo averla raggiunta, si sentono finalmente e giustamente al settimo cielo.

C’è poi una storia che sembra scritta apposta per fare da contraltare: l’anticlimax di un giovane campione predestinato che pur avendo appena terminato di vincere tutto il vincibile, si ritrova nel punto più basso della sua lunghissima carriera appena iniziata.

Con la vittoria di ieri, Ricky Rubio ha aggiunto la Liga ACB ad un palmares personale che comprende, inter alia, 1 FIBA Eurocup (2005), 3 Copa del Rey (2008-10-11), 1 Coppa Uleb (2008), 1 Campionato Europeo (2009), 1 Eurolega (2010). Sarebbero tutte le competizioni senior FIBA a cui ha mai partecipato. Piccolo particolare: compie 21 anni ad Ottobre.

Dice: beh quindi se ci aggiungi che c’è pure una squadra NBA pronta ad accoglierlo chiavi in mano, il ragazzo è sul tetto del mondo no? No. Questa che doveva essere la stagione della sua definitiva esplosione (ma quante volte deve esplodere poi uno?) si è tramutata in quella della sua inaspettata quanto inesorabile involuzione.

¿Qué pasó?

Il talento sia ben chiaro è fuori discussione: all’interno della partita può regalare da un momento all’altro lampi di istinto cestistico abbaglianti,come assist geniali, furti con scasso che non t’aspetti ma anche giocate di grande sagacia più silenziose ma altrettanto preziose. Il problema è che ultimamente non la metteva mai, ma proprio mai: 38% al tiro questa stagione, 15 minuti e due punti di media nei playoffs, ieri sera un airball da libero quasi umiliante per uno col suo talento.

Si sa, anche per chi non fa del segnare canestri a ripetizione il proprio ruolo principale sul campo, il tiro e lo score personale sono forieri di sicurezza, spudoratezza, inerzia psicologica da riversare in tutte le fasi del gioco. E’ dunque così che Ricky, assieme alle percentuali, vede abbassarsi la sua esuberanza, la sua performance ed in ultima istanza, i suoi minuti sul campo. Et voilà, un onesto mestierante con la metà del suo talento come Victor Sada  gli ruba il posto de base titular del conjunto blaugrana (massi’!). Con tutto il rispetto per il buon Vittorio: ¡hombre qué barbaridad!

Dice: dai allora vorrà dire che si consolerà nell’NBA, dove sono due anni che fanno carte false per averlo no? Mica tanto. Passare al di la’ dell’oceano potrebbe rivelarsi porsi di fronte ad una salita ancora piu’ irta di quella che rifuggirebbe lasciando Barcellona. Una fiducia ritrovata ed il talento mai perso non saranno sufficienti per spianare la strada dell’adattamento al nuovo gioco, soprattutto per un play a cui il gioco e’ richiesto di dirigerlo: come spesso accade per gli internationals, sara’ fondamentale accumulare esperienza sul campo in condizioni cestistiche ed extra cestistiche favorevoli.  Qualche giocatore chioccia e un ambiente funzionale sarebbero assets importanti.

Aspetta che controllo: Minnesota (saudade de Catalunya nemmeno quotata alla SNAI).. Roster: Micheal B-easy Beasley.. Darko Milicic..Sebastian Telfair “play d’esperienza” Draft: Kyle Irving in predicato di arrivare con la scelta 2.

Eh vabbe’ allora ditelo..

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