Troppo Durantola, un regalo e mezzo, poco Coach Karl: ¿Por qué? ¿Por qué?

Pubblicato: 04/29/2011 in Uncategorized
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Nella sua erudita retorica, Flavio Tranquillo ha definito la serie OKC-Denver come “chiasmica”, eludendo al fatto che sia gara 1 che la conclusiva gara 5 siano state contrassegnate da 41 di Durantola. Io, nel mio piccolo, supporterei la definizione  aggiungendo  il fatto che sia la prima e cruciale partita sia l’ultima e decisiva gara 5 siano state macchiate da due errori arbitrali che le hanno tangibilmente segnate.

Gara 1

Lampante, lapalissiana, evidente, crystal-clear doppia interferenza a canestro di Perkins che prima tocca la retina e poi devia a canestro quando la palla era ancora nel cilindro del canestro:  non accettabile che nessuno dei tre fischietti abbia ravvisato l’infrazione. Grave  il fatto che la svista sia avvenuta in un momento chiave (Nuggets alla difesa dello scarno tesoretto ad un minuto dalla fine). Uovo pasquale anticipato a OKC che lo scarta e si appropria dell’inerzia della serie.

Gara 5 (skippare al minuto 2:30 please)

In questa fattispecie, trattasi solo di mezzo regalo. Infatti, in un primo momento, il piedone di KD calpesta ma non varca la riga di meta’ campo;  l’arbitro erroneamente ravvisa un’irregolarita’ e fischia pochi centesimi di secondo prima che Durantola, spinto dall’inerzia beffarda e da un KMart ringhiante, metta invece il secondo piede al di la’ della riga calpestando la metacampo difensiva, commettendo quindi infrazione di metacampo. In poche parole, la sequenza e’: non infrazione, fischio errato, gioco fermato, infrazione immediatamente successiva ma a gioco fermo, corretta revisione del fischio. Long story short, un fischio errato e poi giustamente corretto ha impedito il ravvisamento di un’infrazione che sarebbe avvenuta di li’ a pochissimo. Palla ad OKC, miracolo di KD, Nuggets al tappeto.

Lungi dall’invocare mourignosamente ad uno scandalo arbitrale e dall’insinuare che il risultato finale sia falsato, questi due errori hanno servito da catalizzatori alla fisiologica vittoria di Westbrook e soci. OKC era una squadra migliore dell’avversaria e per di piu’ particolarmente adatta all’annichilimento delle armi (non segrete) di Denver. Come se non bastasse, anche a squadra della Mile High City ci ha messo poco del proprio per convincere il karma a darle una chance. Un Felton  deleterio nei momenti decisivi della gara decisiva ed egoista per tutta la serie; un Ty Lawson che ha mostrato limiti nel giocare e gestire la squadra una volta che gli veniva negato e’ il suo habitat naturale, ovvero l’up-tempo basketball marchio di fabbrica dei Thuggets (Chauncey where are you?); percentuali ai liberi criminali (15 errori in gara 3, vinta di 3 punti dai corsari Thunders): last but not least,  una gestione delle risorse  cestistiche ed umane difficilmente comprensibile da parte di coach Karl.

Coach Karl nella sua postazione preferita

E’ vero, gli attuali Nuggets sono un cantiere aperto da sole 9 settimane e sono il prodotto di uno scisma che si e’ fatto attendere per mesi durante i quali ha limato la stabilita’ psicologica degli attori coinvolti. Nell’era post-Melo, il coach piu’ odiato dai cartelloni pubblicitari (su cui posa regolarmente le natiche durante la maggior parte dei 48 minuti) ha optato per un platoon sytem in cui i 6 esterni equipollenti, due giocatori per ogni ruolo, venissero ruotati con un minutaggio quasi salomonico. Produttiva in stagione regolare, la scelta ha iniziato a mostrare segni di inadeguatezza nei playoffs, quando una chiara gerarchia ed una valorizzazione dei giocatori piu’ in forma sarebbe dovuta essere imperativa. Smentendo cio’ che  avevo scritto in passato su di una sua stima per JR Smith, Karl ha mostrato un approccio schizofrenico verso Swishhh: dopo averlo pinato  in seguito a 6 minuti di ordinaria follia cestistica del numero 5 per il resto di gara 2, e dopo avere cosi’ scatenato l’altrettanto ordinaria follia extracestistica di quest’ultimo (dichiarera’ di volere lasciare il Colorado a fine stagione  proprio prima di gara 3 a Denver!), nelle complicazioni di gara 3 e 5 il coach si e’ affidato costantemente a JR quando c’erano dei tiri importanti da tirare fuori dallo sciatto attacco alla schierata dei suoi (altri).

Gara 3 vista coi miei occhi in un Pepsi center sventola-asciugamani: 15 punti in 14 minuti (mai uno di troppo), 2 triple nell’ultimo minuto che rischiano di riaprire una partita gia’ persa (ultima preghiera non accolta allo scadere), tanta voglia sua di farsi perdonare la dichiarazione volta faccia e altrettanta voglia del pubblico di perdonargliela. Gara 2 iniziata con preghiera prepartita (!): 15 punti 3-5 dalla lunga e mojo definitivamente ritrovato in vista della trasferta in Oklahoma. Gara 5: lampi di classe, segna canestri che danno spinta emotiva ai Nuggets, si sbatte in difesa nei canonici 14 minuti in campo. Nel quarto quarto Karl preferisce affidarsi alla coppia di presunti playmakers (qui invece Mourinho ci sta tutto: ¿Por qué?¿Por qué?¡No entiendo!): Felton sbaglia una decisione dietro l’altra, Kevin Durant e’ una meravigliosa macchina da canestri, JR ributtato a freddo nella mischia  a 9-secondi-9 dalla fine. Chiasmo che si materializza. Game, Set and Match.

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