Melo-Drama vs Sagra del Luogo Comune. And the Award goes to….

Pubblicato: 03/02/2011 in Uncategorized
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La trade della scorsa settimana ha scatenato una serie di reazioni emotive ed irrazionali nell’opinione pubblica italiana come  forse mai nella storia dell’NBA. Il coinvolgimento del pupillo di casa Gallinari ha aggiunto un catalizzatore  inedito che  ha portato ad una semplificazione stereotipata della realtà. A partire dagli appassionati “comuni mortali” sino  alla blogosfera piu’ accreditata, chiunque si e’ cimentato in una serie reiterata di commenti prodotti con le parti meno razionali del corpo (lascio a terzi la scelta dell’organo umano per creare la metafora). Un’operazione intricata e multi-sfaccettata e’ stata ridotta ad una favola popolata di personaggi stereotipati. Eccoli.

L’eroe: Danilo Gallinari. Il baldo giovine italiano,  boy next door, talento cristallino, scommessa della Squadra piu’ cool del mondo, viene ignominiosamente detronizzato  dal trono di principe di Manhattan da una congiura di palazzetto.  Il gulag di Denver non puo’ che stargli stretto. Martire con posto riservato in calendario in caso di fallimento; eroe ancora piu’ mitizzato qualora l’esperienza in Colorado risulti positiva.
Il cattivo: Carmelo Anthony. Ragazzino viziato e giocatore sopravvalutato.  Denver gli stava stretta (pure a lui?ma allora deve fare proprio schifo), voleva il grande palcoscenico e soldi, tanti soldi. Doveva essere l’antiLebrone annunciato, ed invece non e’ mai andato da nessuna parte. Si va bene fa canestro, ma oramai e’ arrivato, non ha margine di miglioramento. A differenza dell’eroe, ha tradito e non e’ stato tradito.

Melo-Drama..happy ending?

Il vice cattivo: Mike d’Antoni (representing the Knicks e James Dolan, che la maggior parte degli “esperti” italiani ignora). Ma come? Non ci aveva detto che  credeva in Danilo, che quest’ultimo fosse il futuro d NY? Era o non era il compagno di stanza di Gallinari-padre, oltre che il miglior mentore che potesse capitare all’eroe?  “Se ne pentira’ amaramente”, la draconiana sentenza collettiva.

In America la vedono diversamente, e questo magari puo’ far aumentare ulteriormente la frustrazione di quegl’italiani che se ne sono resi conto.
Lo spotlight e’ puntato solo ed unicamente su Melo.  Non si e’ giunti ad una conclusione univoca su quale ruolo rappresenti nella storiella: figliol prodigo  da accogliere a braccia aperte per i newyorkesi, giuda per qualche migliaia di rednecks della mile-high city che lo hanno fischiato in alcune delle ultime apparizioni in maglia nuggets e non vedono l’ora di concedere il bis quando vestira’ la maglia sbagliata al Pepsi Center. I non partigiani (stra)parlano semplicemente del fatto che ora NY ha due super stars e che questo, in pura mentalita’ americana, li eleva automaticamente ad un rango superiore, con tanti cari saluti a questioni prettamente cestistiche  come la chimica di squadra, un assetto tecnico tattico da riscrivere e una leadership di spogliatoio da ridefinire. Io che americano non sono ne parlerei volentieri per ore, ma dato che il topic di oggi era semplificare il non-semplificabile  e che quattro giorni fa ci sono stati gli oscar, ecco i miei personalissimi awards.

Award per il miglior attore protagonista: Melo, who else? Da quando ha 17 anni, E’ sempre stato legato a doppio filo alle sorti di Lebron: dopo “the decision” di quest’estate si e’ preso (involontariamente?) la sua fetta di riflettore.  Nonostante tutto il polverone sollevato dal Melo-drama,  lo ha anche gestito meglio. Si guardi infatti al succo della questione con distaccatezza: un ragazzo 26enne cresciuto trai palazzi di Brooklyn vuole giocare per la squadra che ha sempre tifato e sognato, cercando di scongiurare il buco nero mangia-soldi che potrebbe essere il nuovo accordo collettivo in predicato di essere firmato da lega e giocatori. Non solo non e’ “brutto e cattivo” nemmeno un po’, anzi, direi quasi che non fa una piega. Aggiungiamoci pure che, al momento, il Melo in questione e’ uno dei primi cinque interpreti del giochino (scoring machine, ultimo ritrovato in materia di forza fisica combinata a doti tecniche): con tutto il rispetto per Chandler e Gallinari, il neo-marito di LaLa Vasquez, a sua volta tirata in ballo per gettare  ulteriore discredito sul trasferimento a NY, e’ di un’atra categoria.
Award per il miglior trombato: ex aequo per Gallinari e Felton con menzione speciale a Billups. Il primo: era  il grande l’investimento della squadra, martoriato dalla schiena in passato, finalmente stava facendo vedere tutto il suo enorme potenziale in un contesto che gli garbava assai. Il secondo: “ma come, sono appena arrivato da Charlotte, stavo quasi all-starreggiando e  mi spedisci via cosi’ come un pacco per uno che ha 10 anni in piu’ di me?” Entrambi ora si trovano a dover lottare in un reparto esterni super affollato (6 potenziali titolari per 3 posti) in una squadra di periferia in ricostruzione.  Il terzo: big shot Chauncey era l’unico in tutto questo casino di piagnistei che voleva rimanere a Denver, dove e’ nato, cresciuto ed ha giocato a livello collegiale, e  me lo mandano pure via? Attenzione: e’ tutt’altro che bollito ed e’ un vincente nato (chiedere ai Lakers).
Award per il migliore attore non protagonista: Rolando Balkmann. Oddio piu’ che “non protagonista”, bisognerebbe dire “il meno cagato della storia”. Tutto questo parlare di Melo in America e di Gallinari in Italia, ha distratto tutto il mondo dalla vera notizia: il rasta panamense ritorna nella grande Mela! Anch’egli vittima del maledetto dimenticatoio denveriano (utilizzato palesemente fuori ruolo, questo l’unico motivo dello scarso rendimento), ora finalmente ritornera’ ad infiammare il Madison, dove tutto aveva avuto inizio. Se si infiammasse anche meno canne, sarebbe pure un discreto giocatore. Vedrete tutti e ve ne pentirete.

commenti
  1. Giamma scrive:

    manca solo un poker di violini, e una fanfara!

  2. steep_app scrive:

    è dura arrivare cosi giovani in serie A, è dura guadagnarsi il posto da titolare, è dura cambiare vita e rappresentare il proprio paese a migliaia di kilometri da casa e in una lega nota per il mobbing continuo verso i nuovi visi pallidi appoggiati dalla carta stampata, è dura guadagnarsi, in queste circostanze, il rispetto dei compagni, la stima dell’allenatore e l’onore di una piazza come quella della grande mela…
    ma è ancora piu dura a soli 22 anni ricominciare da capo…

    forza GALLO stupiscili tutti ancora una volta!!!!

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